“Lo spettatore passivo-compulsivo e il cinema rassicurante”
Nella storia del cinema di casa nostra ci sono film particolarmente scomodi, perché nel bene e nel male inscenano la rappresentazione di una società in decadenza e senza più morale. Sono film che raccontano, senza peli nella lingua, l’involuzione di un popolo che oramai appagato dalla ricchezza e dal raggiungimento dello status dimentica con disarmante facilità gli ideali che lo avevano portato a credere in qualcosa nei momenti della ricostruzione di un’identità.
Parliamo di quelle amare commedie come “Un borghese piccolo piccolo” di Mario Monicelli del 1977 oppure “La terrazza” di Ettore Scola del 1980: ritratti di una società alla deriva gestita da arrivisti con gli ideali oramai sotto le scarpe.
Sono storie scritte da autori vivi e consapevoli del mutamento di una nazione che, superata la fase critica del dopoguerra e in piena fase post-boom economico si apprestava a mostrare la bieca e cinica trasformazione dell’individuo in essere profondamente egoista e meschino.