LA PLOMB:”AMAMI COME”.

È la fine del 2016 quando, con una telefonata dalla cadenza un po’ meneghina e un po’ partenopea, Antonio “Ponee” e Mirko “Berkana”, si comunicano l’un l’altro la volontà di rimescolare le carte sparse e cominciare insieme un nuovo progetto: La Plomb.
Cosa sia questo “nuovo progetto” lo capiranno poco dopo, in corso d’opera, ma non ne daranno mai una definizione netta, limitante, anche perchè, forse, un po’ piace loro l’idea che a raccontarli siano gli altri.
In una chiacchiera al bar tra amici dopo un concerto, in una pagina di Wikipedia creata in un futuro migliore o in una recensione che li stronca e in una che li approva.
Basti dunque sapere che: passano pochi giorni da quella telefonata che Berkana, in emulazione alla stessa frenetica velocità della vita cittadina in Milano, vi si trasferisce e raggiunge l’autoctono Ponee (in realtà nativo di terra Sarda), trova la casa in cui stabilire l’home studio per i nuovi lavori targati La Plomb e adotta il gatto “Coco”, il cui miagolio sarà il sottofondo delle giornate di registrazione del duo.
Nascono i primi brani completamente auto-prodotti: racconti di quotidianità biografici e non, di amori tossici, di nottate alcoliche, di piccole o grandi cose, accomunati da una scrittura istintiva, a metà tra il rap e le melodie indie; un flusso di coscienza ispiratore di parole e un sound personale che si modella di volta in volta, senza la paura di essere accostati una volta a quello e una volta a questo, al bello e al brutto, all’indie, al rap o al pop.
Perchè La Plomb in fondo è bianco ed è anche nero.
Perchè le cose vanno così, a volte ci sei dentro e a volte no, a volte le ascolti e ti ci ritrovi, a volte non le senti e ti perdi anche se sei il primo a viverle.