FESTIVAL CROSSROADS

UNSCIENTIFIC ITALIANS Play the Music of BILL FRISELL

Alfonso Santimone – pianoforte, live electronics, direzione, arrangiamenti;

Mirco Rubegni – tromba, flicorno, corno francese; Fulvio Sigurtà – tromba, flicorno;

Filippo Vignato – trombone; Federico Pierantoni – trombone; Piero Bittolo Bon – sax alto, clarinetto, clarinetto basso; Cristiano Arcelli – sax alto, sax soprano, clarinetto basso;

Francesco Bigoni – sax tenore, clarinetto, live electronics; Beppe Scardino – sax baritono, clarinetto basso; Danilo Gallo – contrabbasso; Zeno de Rossi – batteria

Due set per una domenica ricca di musica: il 23 maggio il Teatro Asioli di Correggio (RE) ospiterà una nuova serata del festival Crossroads, organizzato da Jazz Network e dall’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna. Alle ore 19:30 salirà sul palco il pianista statunitense Greg Burk in solo. Dopo di lui suoneranno gli Unscientific Italians: ben undici musicisti impegnati in un omaggio alle musiche di Bill Frisell (Alfonso Santimone, Mirco Rubegni, Fulvio Sigurtà, Filippo Vignato, Federico Pierantoni, Piero Bittolo Bon, Cristiano Arcelli, Francesco Bigoni, Beppe Scardino, Danilo Gallo e Zeno de Rossi). Il concerto è realizzato in collaborazione con il Comune di Correggio nell’ambito di Correggio Jazz. Biglietti: prezzo unico euro 12; ridotto under 30 euro 8.

Greg Burk, originario di Detroit, ha studiato con George Russell, Danilo Pérez e Paul Bley. Dopo aver insegnato al Berklee College of Music di Boston e alla New York University, si è stabilito in Italia, continuando anche qui l’attività didattica (New York University di Firenze) oltre a quella concertistica. Fautore di un modernismo senza eccessi radicali, Burk ha collaborato con personalità del livello di Kenny Wheeler, Benny Golson, Sam Rivers, David Murray, Jerry Bergonzi, James Carter, Frank Lacy, Dave Liebman, Curtis Fuller, Steve Swallow, Roberto Gatto.

Unscientific Italians fu tenuto a battesimo nel 2008 in occasione di una piccola rassegna organizzata dal Centro d’Arte di Padova. Tempo di debuttare e, come spesso accade a produzioni originali ed elaborate, finiva già nel proverbiale cassetto. Ma il programma musicale era troppo appetitoso e l’organico artistico troppo ben congegnato perché fosse buttata via la chiave. E finalmente, nel 2019, è giunta l’ora della rinascita. Nonostante nel frattempo sia passato un decennio, l’organico è quasi identico (sono usciti dal cast Achille Succi e Mauro Ottolini) e l’identikit orchestrale rimane quello di una all stars che raccoglie i più autorevoli esecutori di quella fervida scena jazz che non è assolutamente mainstream ma che non è neanche votata alla radicalità. Sotto la direzione di Alfonso Santimone, giovani talenti o professionisti affermati che siano, sono tutti modernisti pronti a ogni evenienza, caratteristica imprescindibile quando si tratta di suonare la musica di Bill Frisell, riarrangiata in maniera da mettere in risalto sia le interazioni solistiche che quelle collettive, sviluppandone gli aspetti strutturali e timbrici.